In questi giorni complessi in cui un pezzo di generazione di cui abbiamo capito poco e un pezzo di società di cui non abbiamo capito niente sono scesi in strada per ricordare che esistono, Marracash ha scritto un post in cui dice, tra le altre cose “…Chi mi conosce sa bene da che parte sto.......

 


 

Estratto da "Vale Tutto", la newsletter di Selvaggia Lucarelli 

 

MARRACASH

In questi giorni complessi in cui un pezzo di generazione di cui abbiamo capito poco e un pezzo di società di cui non abbiamo capito niente sono scesi in strada per ricordare che esistono, Marracash ha scritto un post in cui dice, tra le altre cose “…Chi mi conosce sa bene da che parte sto. Le diseguaglianze sociali sono la mia battaglia, alla ribellione ho dedicato la mia vita. Ecco da che parte sto. Un anno fa da un palco dicevo che il potere capisce solo il potere e che è ora che il popolo mostri il proprio”.

 

Sì, io lo conosco Marra, chi lo segue da sempre o da poco sa chi è Marracash. Conosciamo il suo impegno, il suo successo mai senza tormento, il disincanto, lo sguardo critico, il legame con ciò da cui viene e non intendo solo la Barona, ma quel posto del mondo in cui il futuro appare deciso da qualcun altro. [...]

 

Sappiamo che si è emancipato dalla sua condizione di partenza, ma quel disagio gli è rimasto dentro, non se lo leva di dosso e credo neppure l’abbia mai voluto, perchè gli ha consentito di rimanere sintonizzato con la rabbia o la resa di chi è cresciuto senza pensare di poter ambire a una vita migliore. La sua musica, non a caso, parla di disuguaglianze, ossessione per il successo, la finzione dei social, il disagio psicologico, mette in discussione il mondo da cui proviene, l’industria di cui fa parte e le proprie contraddizioni.

 

SCONTRI A MILANO DURANTE MANIFESTAZIONE CONTRO IL CARO VITA - FOTO LAPRESSE

È anche questa disponibilità a includersi nella critica a dare peso alle sue parole. È per questo che, come ha detto lui, chi lo conosce non si è stupito di ciò che ha scritto in questi giorni e non trova nessuna contraddizione con la sua vita. È la sua battaglia da sempre, ha detto Marra, ma forse è proprio il suo disagio a non essere mai finito. [...]

 

E no, il fatto che oggi Marra sia un artista ricco e famoso non lo rende meno credibile. Solo i personaggi invidiosi della coerenza altrui possono pensarlo. È curioso, poi, che a chi viene dal basso si chieda di emanciparsi e, appena ci riesce, di smettere di parlare di chi è rimasto lì. 

 

MARRACASH POST SU SCONTRI A MILANO

Finché sei povero, sei uno che si lamenta perché non ce l’ha fatta. Quando diventi ricco, sei un ipocrita perché ormai ce l’hai fatta. Il momento giusto per parlare delle disuguaglianze, a quanto pare, non arriva mai. Marra potrebbe godersi tutto, frequentare solo chi gli somiglia per reddito e lasciare che la Barona diventi un aneddoto buono per le interviste.

 

Sarebbe comodo, gli procurerebbe meno rotture di coglioni. Invece continua a riconoscere un’ingiustizia anche quando non è più lui a pagarne il prezzo. Capisco che per qualcuno sia un comportamento incomprensibile: c’è gente che smette di vedere le disuguaglianze appena cambia il governo e il fatturato cala.

 

La verità è che il successo, i soldi e la fama sono ciò che ne fai. E Marracash, consapevole delle contraddizioni in cui tutti siamo immersi, ne ha sempre fatto qualcosa di buono. Non si è mai dimenticato niente. Ha sempre usato la sua voce per dare un nome a un disagio che molti sentivano senza poterlo o saperlo spiegare o senza avere gli strumenti culturali per raccontarlo.

 

Qualche mese fa il cantante ha organizzato un concerto alla Barona raccogliendo 263.500 euro per il quartiere. A giugno è stata annunciata la destinazione dei fondi: rifacimento del campetto della scuola che ha frequentato, sostegno psicologico per centinaia di ragazzi, uno studio di registrazione gestito dai giovani della Barona, altri interventi di riqualificazione degli spazi del quartiere. [...]

MILANO - SACCHEGGI DEVASTAZIONI E VIOLENZE DI DUEMILA RAGAZZI

  

Ci sono omuncoli il cui concetto di potere è trasformare ogni privilegio acquisito in un credito da riscuotere per sempre e fatturano lisciando il pelo a premier, impresentabili e miliardari. Ci sono gli “artisti”- lobbisti che cercano sempre di far parte di qualche circolo di potere, di avere le spalle coperte, che soffiano sull’ignoranza e sono un perfetto ingranaggio del sistema. [...]

 

Per questo, Marracash può dire quel che cazzo gli pare, anche coi soldi in tasca. Anzi, è un mezzo miracolo che non abbia perso la voglia di dirlo e conservi quel tormento di chi ce l’ha fatta ma continua a domandarsi perchè, per avere una possibilità, tu abbia dovuto essere Marracash. [...]

 

Chi prova a esistere in contrapposizione a Marra criticando Marra perchè con tutti i soldi del mondo non potrà mai essere lui, è proprio parte del problema per cui oggi i ragazzi sono nelle piazze.

 

 

 

MARRACASH

Il Falena, geloso forse dei 500 000 like dell’artista e dell’uomo che non sarà mai, tra una gita in yacht con La Russa, un ricordo nostalgico delle sue cene col patatone Luca Lucci e un compleanno con Del Vecchio, invita i ragazzi a non credere agli artisti ricchi che li sostengono. È una teoria interessante, quella del Falena: raggiunta una certa soglia di reddito, la solidarietà diventa automaticamente una truffa. Non serve più guardare cosa uno scrive, cosa fa, come usa la propria visibilità. Basta l’estratto conto.

 

E non basta: il Falena si auto-promuove pure garante della coscienza di classe. Lui sa chi è davvero vicino ai giovani e chi invece usa la causa per auto- promozione. E infatti scrive il post in condivisione con la pagina del suo podcast, non sia mai che si perda l’occasione per fare un po’ di pubblicità alle sue attività.

 

Certo. Una cosa vera c’è: anche il rap ha contribuito a vendere l’idea che il riscatto sociale coincida con l’avere accesso al potere economico, col possedere orologi, le macchine, i vestiti. Ma il Falena parte da questa contraddizione per arrivare alla conclusione più comoda: siamo tutti uguali, dunque nessuno ha titolo per parlare. 

Quello di cui non si rende conto è che lui - l’esposizione massima del privilegio più vuoto e arrogante- è un po’ più uguale degli altri. Praticamente la sua è un’autocritica con obbligo di identificazione pure per i colleghi. Un pensierino da prima elementare che non partorirebbe neppure un tiktoker quindicenne.

MILANO - SACCHEGGI DEVASTAZIONI E VIOLENZE DI DUEMILA RAGAZZI

 

E siccome i suoi argomenti sono questi, cita pure la foto di Marra alla Scala. Secondo il Falena, Marra avrebbe dovuto dimostrare la propria indipendenza cagando sul palco. Wow. Capisco che per chi ragiona sempre in termini di contenuti sia difficile immaginare un dissenso che non produca immediatamente una viralità. Una cosa che esiste anche senza qualcuno che la riprenda, senza il montaggio, senza il titolo “MARRACASH ASFALTA SALA E CAGA ALLA PRIMA DELLA SCALA”. Magari attraverso vent’anni di canzoni, di pensiero, di scelte. Troppo lungo, non entra in un reel. [...]

FEDEZ

 

Il passaggio peggiore, però, è quando ai ragazzi dice che al loro fianco non c’è nessuno. Come fa a saperlo? Chi gli ha affidato il compito di dichiarare falsa qualunque solidarietà? È una frase che pretenderebbe (come no) di smascherare il potere e finisce per fargli un servizio eccellente: convincere chi protesta di essere solo, chi lo sostiene di essere un ipocrita e chi potrebbe esporsi che tanto non ne vale la pena. Alla fine, il Falena è esattamente il potere nella sua accezione più malefica: convincere i giovani all’impotenza. L’impotenza a cui si vorrebbe arrivare con leggi sempre più severe e l’orizzonte del carcere pure per un adesivo su una vetrina e con il rapper famoso che ti dice “non credere che esistano voci disposte a sostenerti senza volerti vendere qualcosa”. [...]

 

 

E allora meno male che c’è Marra. Con i soldi, il successo e quel fastidio che non gli passa. Che potrebbe starsene zitto e invece parla, potrebbe sentirsi arrivato e invece continua a voltarsi. A guardare chi è rimasto lì, dove una volta c’era lui. Finché qualcuno conserva questa inquietudine anche quando potrebbe permettersi di perderla, quel “sei solo” trova una voce che lo smentisce. La tua, Marra. Tienila alta, facci questo favore. Non sei solo neppure tu.

 

“Ci sono uomini soli Romantici, in branco, rimasti ai bordi

 

Ci sono uomini soli

 

Nei carceri, in auto, soli sul web

 

Ci sono uomini soli

 

Diversi dilemmi e sogni

 

Ci sono uomini soli

 

Chi non si addomestica come me”.

 

FEDEZ ALLA LEOPOLDA 2026

(Soli, Marracash)

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