“Incontrai Janis Joplin al Chelsea Hotel. Me la presentò Bob Neuwirth, cantautore amico di Bob Dylan. Lei mi chiamava ‘la poetessa’. Una notte pianse disperatamente, si sentiva sola. La confortai con una canzoncina. Tutti chiamavano Janis ‘Perla’: divenne il titolo del suo album postumo”. ........
Estratto dell’articolo di Stefano Mannucci per “il Fatto Quotidiano”
PATTI SMITH CANTA ALLA CERIMONIA PER IL PREMIO NOBEL A BOB DYLAN
“Incontrai Janis Joplin al Chelsea Hotel. Me la presentò Bob Neuwirth, cantautore amico di Bob Dylan. Lei mi chiamava ‘la poetessa’. Una notte pianse disperatamente, si sentiva sola. La confortai con una canzoncina. Tutti chiamavano Janis ‘Perla’: divenne il titolo del suo album postumo”.
E come conobbe Dylan, cara Patti Smith?
Allen Ginsberg e il discografico Clive Davis lo convinsero a venire a una mia performance in un piccolo club. Non avevo ancora inciso nulla. Si fece vivo nel backstage, cercai di apparire cool, Bob fu amichevole.
[…]
Decenni dopo lei cantò alla cerimonia per il Nobel al posto di Bob.
Dylan ha un carattere molto riservato. I signori del Nobel mi avevano chiesto di esibirmi per onorare il vincitore del Premio per la Letteratura: nessuno sapeva chi sarebbe stato. Uscì il nome di Bob, lui mi diede l’ok. Scelsi A hard rain’s gonna fall, la conosco a menadito. Sul palco non sono mai nervosa: quella sera mi pietrificai. Fu terribile, volevo essere perfetta.
Come reagì il premiato?
Suo figlio mi disse che la famiglia aveva seguito l’evento in tv, il padre ne era stato felice. Bob commentò: “Nessuno può incasinare i miei testi meglio di me”.
La canzone di protesta può ancora spostare l’asse del pianeta? E i proclami ai concerti?
Sono fiera di Springsteen, aveva molto da perdere con un tour contro Donald Trump. Quei suoi fan che votano a destra, le minacce di morte. Bruce è un patriota, non tollera l’America calpestata e in bancarotta. Noi musicisti siamo figure influenti, purtroppo per cambiare il mondo non basta un grande inno o un discorso veemente.
Il massimo che possiamo fare è ispirare all’azione, incitare, spingere al voto. People have the power serve a poco se non la trasformiamo in un movimento umano. È importante la presa di posizione di artisti come Robert De Niro, Richard Gere, Dua Lipa, però ci servono i numeri. Il cambiamento climatico ha bisogno di mille Greta Thunberg, non di vecchie generazioni che deridono una giovane mobilitata.
Parteciperà al megalive anti-Trump in Maryland del 3 ottobre?
Joan Baez mi farà da portavoce. Nessuno mi ha invitata.
Cosa?
Quello di Springsteen e di Tom Morello è un focus totalmente americano. Io sono vista come un’artista controversa, coinvolta su priorità internazionali. I bambini che muoiono nelle miniere del Congo per i chip dei nostri cellulari. Il genocidio in Palestina, le bombe sul Libano. Le radici degli ulivi estirpate e bruciate, la terra riempita con il fosforo.
Gli ospedali rasi al suolo. Non posso essere nazionalista davanti ai bimbi. Se sei una madre ciascuno di loro è tuo figlio. Pensando a Gaza, mi sono sentita divorata dalla colpa per il privilegio di poter fare il mio lavoro.
[…]
Chi è Trump?
Un re malato che si circonda di balocchi. Non si rende neppure conto che un enorme, oscuro network molto più in alto tira i suoi fili. Trump è solo una piccola pedina del Male. Sono orgogliosa che un chicagoano come me, Leone, lo contrasti con una tattica moderna e astuta.
Il Papa ribatte fermamente alle provocazioni della Casa Bianca, che vorrebbe inchiodarlo come Gesù. Mi regala speranza. Degno erede di Francesco, pastore compassionevole e illuminato.
Il 27 luglio suonerà a Roma al Circo Massimo per i suoi 80 anni. Andrà sulla tomba di Bergoglio?
Sì, mediterò sulle sue spoglie in Santa Maria Maggiore. E confido di visitare San Giovanni dei Fiorentini per la reliquia dell’osso del piede di Maria Maddalena, incastonato in una bellissima scultura d’argento. Vorrei vagare nelle strade in cui visse Gogol’, soffermarmi al Cimitero Acattolico sulla lapide di Gregory Corso.
Godermi Caravaggio. Al Circo Massimo sarà il mio più grande live nella vostra Capitale. A pochi passi da Caracalla, dove mi incantai con la Butterfly del mio idolo Puccini.





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