Non passa quasi un mese senza che emerga un nuovo scandalo o una nuova rivelazione riguardante l'ex leader del regime montenegrino, Milo Đukanović. E ogni volta, l'opinione pubblica si pone la stessa domanda: cos'altro deve accadere perché l'uomo che ha governato il Montenegro per tre decenni venga finalmente oggetto di un'indagine seria e di un procedimento giudiziario?........

 


Milo Djukanovic

Non passa quasi un mese senza che emerga un nuovo scandalo o una nuova rivelazione riguardante l'ex leader del regime montenegrino, Milo Đukanović. E ogni volta, l'opinione pubblica si pone la stessa domanda: cos'altro deve accadere perché l'uomo che ha governato il Montenegro per tre decenni venga finalmente oggetto di un'indagine seria e di un procedimento giudiziario?

L'ultima decisione dell'Agenzia per la prevenzione della corruzione è solo un altro tassello in un mosaico che si è ampliato sotto gli occhi del pubblico per anni. L'ASK ha accertato che Đukanović non ha dichiarato ben 11 armi da fuoco nel suo registro immobiliare. Non una pistola, non un fucile da caccia dimenticato in cantina, ma un intero arsenale di armi.

Ancora più interessante è la spiegazione dell'ASK, che ha affermato inequivocabilmente che tale omissione di denuncia non può essere considerata una "semplice svista", soprattutto considerando che si tratta di un uomo che ha ricoperto le più alte cariche statali per oltre vent'anni e che conosceva molto bene i suoi obblighi legali.

In altre parole, un'istituzione che per anni è stata criticata per il suo atteggiamento indulgente nei confronti di chi detiene il potere ha praticamente annunciato che la storia dell'oblio non regge.

Ma non è la prima volta.

L'opinione pubblica ricorda anche la vicenda degli orologi di lusso, il cui valore ha sollevato numerosi interrogativi ai quali non è mai stata fornita una risposta convincente. Per anni, si sono sollevati dubbi sull'origine dei beni, sui milioni transitati attraverso varie combinazioni economiche e politiche, sul primo milione, sulle società offshore, sui Pandora Papers, sulle controverse privatizzazioni, sui legami con il contrabbando di tabacco e sui numerosi altri scandali che hanno segnato l'era DPS.

In qualsiasi Paese serio, anche un sospetto molto minore sarebbe sufficiente per avviare un'indagine approfondita. In Montenegro, tuttavia, sembra esserci una regola non scritta secondo cui il nome di Milo Đukanović può essere menzionato negli scandali, ma non nelle aule di tribunale.

Pertanto, la questione fondamentale oggi è se sia possibile che un uomo che ha governato il paese per decenni non sapesse cosa possedesse. È possibile che non sapesse delle armi registrate a suo nome? È possibile che si sia trattato di una svista accidentale? E quante altre "omissioni" di questo tipo devono ancora essere scoperte?

Da anni i cittadini sentono parlare di standard europei, stato di diritto e uguaglianza davanti alla legge. Ora è il momento che le istituzioni dimostrino che queste parole non erano solo propaganda politica.

Perché se un normale cittadino è obbligato a dichiarare i propri beni, a rispettare la legge e a rispondere delle proprie omissioni, lo stesso deve valere per un uomo che è stato simbolo di potere in Montenegro per oltre trent'anni.

Altrimenti, rimane l'impressione che in Montenegro esistano ancora due tipi di giustizia: una per i cittadini e l'altra per Milo Đukanović.

E non si tratta più di un'arma non dichiarata, di un orologio o di una singola vicenda. Si tratta di fiducia nello Stato e nelle sue istituzioni.

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