È stato Matteo Renzi a svelare, più o meno consapevolmente in tv, ciò di cui i leader progressisti stanno discutendo ormai da settimane. Ossia, come cementare una coalizione destinata ad allargarsi oltre il nocciolo duro costituito da Pd, M5S e Avs........
Estratto dell'articolo di Giovanna Vitale per “la Repubblica” - Estratti
È stato Matteo Renzi a svelare, più o meno consapevolmente in tv, ciò di cui i leader progressisti stanno discutendo ormai da settimane. Ossia, come cementare una coalizione destinata ad allargarsi oltre il nocciolo duro costituito da Pd, M5S e Avs, superare le diffidenze che persistono in alcuni segmenti dell'elettorato — e non solo in quello — nei confronti dei probabili alleati centristi, in particolare Italia viva e il suo furbissimo presidente.
Lo stesso cui i Cinquestelle imputano la caduta del secondo governo Conte e un'abilità manovriera che potrebbe portarlo a "tradire" di nuovo (…)
MATTEO RENZI - ELLY SCHLEIN - FOTO LAPRESSE
«Io un patto anti-ribaltone sono pronto a firmarlo domani, ci aiuta la legge elettorale proporzionale. Quello che ci manca oggi è un contorno programmatico. Mettiamoci d'accordo su tre, quattro cose», ha risposto Renzi l'altra sera a In onda su La7.
Esattamente la chiave individuata da Elly Schlein, Giuseppe Conte e il tandem Bonelli-Fratoianni per evitare che, specie in caso di pareggio elettorale, a qualcuno possa venire la tentazione di saltare il fosso, andare a irrobustire le fila avversarie o, peggio, sperimentare quelle geometrie variabili che in passato hanno partorito maggioranze spurie.
Una sorta di intesa preventiva, sottoscritta da tutti i partiti del campo largo, pensata per scongiurare eventuali scenari di unità nazionale. Tanto più che un precedente esiste già, e sembra pure avere funzionato: la "norma anti-ribaltone" messa a punto dal centrodestra per le Politiche del 2022 su input esplicito di Giorgia Meloni.
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Certo, se nelle urne si dovesse registrare una sostanziale parità fra i due poli principali, specie se Vannacci e Calenda dovessero correre da soli, nessuno potrà impedire che l'intesa preventiva venga sconfessata. Ma chi romperà il patto dovrà assumersene la responsabilità. E renderne conto agli elettori.
ELLY SCHLEIN E MATTEO RENZI ALLA PARTITA DEL CUORE - MEME BY OSHO
Non è dunque un caso se tutti i leader del centrosinistra da tempo battono sullo stesso tasto. «Andremo al governo solo vincendo le elezioni con l'alleanza progressista, Nessuna disponibilità alle larghe intese, né a qualcosa che ci somigli», ha ribadito a più riprese la segretaria del Pd. Un principio condiviso con gli altri partner progressisti.
A cominciare dal capo dei 5Stelle che, pentito per il sostegno offerto al suo successore a palazzo Chigi, già quattro anni fa aveva sbarrato le porte a un eventuale bis: «Lo diciamo chiaramente: no ad accozzaglie e larghe intese, lo abbiamo fatto una volta perché il Paese era in braghe di tela, per senso di responsabilità. Ma noi non ci saremo».
E lo stesso hanno ripetuto nel corso degli ultimi anni i vertici di Avs, gli unici ad aver sempre rifiutato di entrare in maggioranza con pezzi di centrodestra, bollata come «grande inciucio». La "norma anti-ribaltone" serve a chiudere il cerchio. A blindare il campo, allargato al centro. Ed avvertire gli alleati a non fare scherzi.



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