Non c'è mai stato nessuno come Andrea Kimi Antonelli nella storia della Formula 1. A 19 anni è già unico nel suo genere, il primo a infilare una dietro l'altra le quattro vittorie iniziali della carriera, non ci sono Senna e Schumacher che tengano..........
Jacopo D’Orsi per “la Stampa” - Estratti
Non c'è mai stato nessuno come Andrea Kimi Antonelli nella storia della Formula 1. A 19 anni è già unico nel suo genere, il primo a infilare una dietro l'altra le quattro vittorie iniziali della carriera, non ci sono Senna e Schumacher che tengano.
Almeno in questo, poi si vedrà, la sua avventura è ancora all'alba ma intanto è un giovanissimo italiano con i riccioli a dominare la massima categoria dei motori. E comincia a toccare con mano il sogno di succedere ad Ascari, secondo e ultimo connazionale campione del mondo nel lontano 1953, la preistoria sportivamente parlando.
(…)
Sabato nella Sprint ha accusato George di averla buttata fuori, chiedendone la penalizzazione dopo lo scontro sfiorato: cosa vi ha detto Wolff?
«Che possiamo correre, che siamo liberi di battagliare ma ovviamente con rispetto e quello tra di noi c'è sempre. L'ultima cosa che vuoi fare è un incidente con il tuo compagno. L'aspetto più importante è che ci siamo chiariti».
Visto il corpo a corpo anche in gara, sembra che il meeting non sia bastato al vostro capo per vivere una domenica tranquilla.
«Bella battaglia, peccato sia finita con il ritiro di George. E sì, c'è stato ancora qualche momento borderline, dal mio punto di vista. Restano un paio di cose da chiarire».
Non c'è il rischio che si arrivi a una guerra come quella tra Hamilton e Rosberg?
«Non vogliamo un conflitto interno, tantomeno un replay di quella storia perché anche per la squadra sarebbe tutt'altro che bello. Il clima è buono».
Toto dice che non vuole «guerre stellari», lei nel caso quale personaggio sarebbe?
«Difficile… Posso rispondere la prossima volta?».
Come vuole. Ci corregga se sbagliamo, ma l'impressione è che adesso lei si sia convinto di essere superiore a Russell, il rapporto psicologico pare essersi ribaltato: è così?
«Sicuramente ora so che posso batterlo e posso vincere. L'anno scorso avvicinarmi a George e stargli davanti qualche volta era un buon risultato, adesso la musica è cambiata. È molto diversa, anche se lui è fortissimo e io devo continuare a progredire».
Le partenze, intanto, sono un problema risolto con la nuova leva della frizione?
«Un importante passo avanti, ci voleva».
(...)
C'è una dedica?
«È per la mia famiglia, il team e per tutti quelli che mi supportano fin dall'inizio. Ma è anche per tutti gli sportivi italiani, quelli che hanno fatto molto bene alle Olimpiadi, per Bezzecchi, in MotoGp, e Sinner, nel tennis».
Immaginavamo una dedica ai suoi coetanei, per i quali ha detto di voler essere un esempio.
«Vorrei dar loro una motivazione, dimostrare che anche alla nostra età si possono fare grandi cose».
Tornando a Sinner, sicuro che sia presto per i paragoni?
«Fanno piacere ma lui è molto più avanti di me, io sono solo all'inizio».
Riuscirà a tornare a vederlo dal vivo?
«Spero di esserci a Wimbledon, le date coincidono con Silverstone, potrebbe essere un'occasione».





Commenti
Posta un commento