Montenegro..... A quindici anni dallo scoppio del caso Telekom, uno dei più grandi scandali di corruzione nella storia moderna del Montenegro, l'opinione pubblica è ancora intrappolata nello stesso circolo vizioso: intoppi procedurali, giurisdizioni, termini di prescrizione, rinvii dei processi e un'infinita scaricabarile istituzionale......

Афера ТЕЛЕКОМ
A quindici anni dallo scoppio del caso Telekom, uno dei più grandi scandali di corruzione nella storia moderna del Montenegro, l'opinione pubblica è ancora intrappolata nello stesso circolo vizioso: intoppi procedurali, giurisdizioni, termini di prescrizione, rinvii dei processi e un'infinita scaricabarile istituzionale.
E la domanda fondamentale rimane senza risposta: qualcuno in Montenegro sarà mai ritenuto penalmente responsabile per una vicenda che persino le istituzioni americane hanno trattato per anni come un grave caso di corruzione?
L'ultima decisione della Corte Suprema del Montenegro, che ha respinto la richiesta della Procura Suprema di Stato nel caso Telekom, ha riportato l'intera vicenda sotto i riflettori. E mentre alcuni vedono la decisione come la prova che il caso non è chiuso e che c'è ancora spazio per agire, altri la considerano la continuazione di anni di tergiversamento istituzionale.
Il vicedirettore esecutivo di MANS, Dejan Milovac, ha descritto l'intera vicenda esattamente allo stesso modo: come il simbolo dell'evitare la definitiva risoluzione di uno dei più grandi scandali di corruzione nella storia recente del Paese.
In effetti, pochi casi si protraggono così a lungo senza che l'opinione pubblica abbia ancora una risposta definitiva su quanto accaduto.
Ricordiamo che nel 2011 la Securities and Exchange Commission (SEC) statunitense annunciò di possedere prove di pagamenti illeciti durante la privatizzazione di Montenegrin Telecom. Un anno dopo, emersero accuse di contratti di consulenza fittizi, società offshore e sospetti che il denaro fosse finito nelle mani di persone vicine ai vertici del governo dell'epoca.
Da allora è trascorso più di un decennio.
I governi sono cambiati, alcune figure un tempo potenti sono cadute, il DPS non è più al potere, ma il caso Telekom non ha ancora un epilogo giuridicamente vincolante.
Ed è proprio questo che danneggia maggiormente la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Perché quando un caso di tale rilevanza pubblica rimane intrappolato per anni tra procedure, richieste, interpretazioni e cavilli legali, è logico che l'opinione pubblica inizi a credere che l'obiettivo sia proprio quello di non arrivare mai a una conclusione.
Soprattutto perché il nome di Milo Đukanović e della sua famiglia è stato trascinato per anni in tutta la vicenda, conferendole un peso politico ben maggiore rispetto a un normale caso di corruzione.
D'altro canto, il vice primo ministro Momo Koprivica ora afferma che "tutti gli ostacoli" all'accertamento della verità sono stati rimossi e che è stato compiuto un passo importante verso il perseguimento definitivo dei responsabili.
Nel frattempo, però, i cittadini del Montenegro hanno sentito parlare di grandi annunci.
Da "Koverta", passando per "Možura", "Limenka" e persino "Telekom", l'opinione pubblica ha sentito parlare per anni di processi storici, di un'abbondanza di prove e dello "scontro finale con la corruzione", mentre i casi si sono per lo più conclusi con interminabili procedure burocratiche.
Ecco perché forse la questione chiave dell'intera vicenda è proprio questa: il caso "Telekom" diventerà finalmente il primo caso importante in cui la magistratura montenegrina dimostrerà di poter perseguire anche le persone politicamente più potenti del Paese?
Oppure questo caso, come tante altre volte, rimarrà impantanato nella nebbia delle procedure, mentre il tempo farà lentamente ciò che le istituzioni non hanno fatto per anni: cancellare le responsabilità.
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