«Da Benito a Giorgia c'è un lungo filo diretto, un lungo filo nero, nerissimo. Si chiama fascismo». L'intervento di Tomaso Montanari, rettore dell'Università per stranieri di Siena, sul palco delle celebrazioni per il Primo Maggio a Taranto....

 

 

Claudio Bozza per corriere.it - Estratti

 

TOMASO MONTANARI

«Da Benito a Giorgia c'è un lungo filo diretto, un lungo filo nero, nerissimo. Si chiama fascismo». L'intervento di Tomaso Montanari, rettore dell'Università per stranieri di Siena, sul palco delle celebrazioni per il Primo Maggio a Taranto, scatenano una bufera. A tarda sera, quando il Concertone era alle ultime battute, lo storico ha mostrato sul maxi schermo alle sue spalle  un collage in cui un manifesto elettorale di Giorgia Meloni viene accostato a una prima pagina della Domenica del Corriere con il ritratto di Benito Mussolini.

 

«Il volto del potere. Eccolo qua, il volto del potere. Com'è bello, sereno, rassicurante. La storia ci insegna che quando il potere rappresenta se stesso mente sempre - è l'intemerata del professore -. La verità e il potere sono nemici intimi, diceva Hannah Arendt. Allora questo ritratto dobbiamo contestarlo, smontarlo, ne dobbiamo svelare la vera natura. Dobbiamo dire la verità su questo potere che si presenta bello, forte, cristiano, materno, italiano». E poi il montaggio video: «Le immagini ci parlano, il loro codice ci parla. Come sono costruite queste immagini? Eccole! Dimmi chi sono i tuoi modelli e ti dirò chi sei».

 

 

TOMASO MONTANARI

A ruota, nel mirino è finito il leader della Lega. Sul maxischermo è infatti apparso un collage di foto di migranti, realizzato da alcuni studenti, che riproduce il volto di Matteo Salvini. «E lui lo riconoscete? Questo ritratto del vicepremier lo hanno fatto degli studenti di un liceo artistico di Pisa», ha detto Montanari, rivolgendosi al pubblico. «Il volto pubblico del capo della Lega è una costruzione attenta e studiata, fatta di selfie con sorrisi a 32 denti, alternati a esibizioni di rosari, bagni nella Nutella, bacioni mescolati a minacce e felpe che si trasformano in divise.

 

Ma se lo guardiamo da vicino, questo ritratto svela la verità: i ragazzi di Pisa hanno incollato 400 fotografie che ritraggono altri corpi - ha continuato il rettore dell'Università per stranieri di Siena -: quelli dei migranti in mare respinti,(...)

 

L'intervento di Montanari è stato contestato dal deputato di Fratelli d'Italia, Dario Iaia, presidente provinciale del partito a Taranto, per il quale «l'accostamento tra Giorgia Meloni e Benito Mussolini è propaganda scadente. Mettere sullo stesso piano una dittatura e un governo democraticamente eletto è un trucco retorico indegno, utile solo a fare rumore e a drogare il dibattito pubblico. Se si vuole criticare la Meloni, lo si faccia sui fatti, sulle scelte politiche, sui risultati. Utilizzare la musica ed il tema del lavoro per fare populismo - ha concluso - é semplicemente vergognoso».

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