Se qualcuno avesse detto a James Comey un anno fa che la foto di una passeggiata sulla spiaggia gli sarebbe costata l'arresto probabilmente non ci avrebbe creduto. Eppure, per la prima volta nella storia americana, un ex direttore dell'Fbi non solo è stato incriminato, due volte, ma si è dovuto consegnare alle autorità con l'accusa di aver "minacciato di morte" Donald Trump. .......
Benedetta Guerrera per l’ANSA
Se qualcuno avesse detto a James Comey un anno fa che la foto di una passeggiata sulla spiaggia gli sarebbe costata l'arresto probabilmente non ci avrebbe creduto. Eppure, per la prima volta nella storia americana, un ex direttore dell'Fbi non solo è stato incriminato, due volte, ma si è dovuto consegnare alle autorità con l'accusa di aver "minacciato di morte" Donald Trump.
Nominato da Barack Obama e confermato dal tycoon durante il suo primo mandato, il 65enne già vice procuratore degli Stati Uniti si è presentato in un tribunale in Virginia ed è stato arrestato per la prima udienza, durata pochi minuti. Comey non ha parlato né si è dichiarato colpevole Il giudice federale William Fitzpatrick ha respinto la richiesta del governo di imporre condizioni al rilascio del funzionario, definendola non necessaria.
L'accusa, che per l'avvocato della Difesa è basata su "elementi vendicativi", ruota attorno a un suo post su Instagram in cui si vedeva una serie di conchiglie a formare i numeri "86 47", accompagnata dal commento "una curiosa formazione di conchiglie durante la mia passeggiata in spiaggia". Nel gergo della ristorazione, il numero "86" indica l'atto di eliminare o rimuovere definitivamente una voce dal menu, mentre il "47" farebbe riferimento, secondo le accuse, a Trump che è il 47esimo presidente degli Stati Uniti.
Il post creò subito un polverone tra i repubblicani ma nessuno avrebbe mai potuto immaginare che avrebbe portato alla seconda incriminazione per Comey. L'allora segretario del dipartimento per la sicurezza interna, Kristi Noem, annunciò che l'ex capo dell'Fbi sarebbe stato oggetto di un'indagine per quello che definì un incitamento "all'assassinio" del tycoon.
La direttrice dell'Intelligence nazionale, Tulsi Gabbard, disse che avrebbe dovuto essere "mandato in galera". Il post fu cancellato poco dopo con le scuse del funzionario che scrisse di "non essersi reso conto che alcune persone associano quei numeri alla violenza". Ma un anno e un attorney general dopo - per molti osservatori Pam Bondi è stata silurata dal presidente non solo per il caso Epstein ma anche per la scarsa incisività nel perseguire i suoi nemici - un gran giurì della North Carolina ha emesso un atto d'accusa per due capi d'imputazione.
Il primo è di aver minacciato "con consapevolezza e volontà di uccidere e infliggere lesioni fisiche" al presidente americano, mentre il secondo è di aver espresso quella minaccia in un altro Stato. Il nuovo ministro della Giustizia americano, l'ex avvocato del tycoon Todd Blanche, ha sottolineato che malgrado "il caso sia unico, e questa incriminazione spicchi per il nome dell'imputato, la sua presunta condotta è dello stesso genere che non tollereremo mai e che indagheremo sempre e perseguiremo sempre".
Non si può negare, tuttavia, che si tratti di un'accelerazione in linea con il mandato del presidente americano di non fare prigionieri tra i suoi nemici. Comey ha ribadito a gran voce la sua innocenza anche in questo caso dicendosi fiducioso che sarà scagionato in tribunale. "Non ho paura. E continuo a credere nell'indipendenza della magistratura federale", ha dichiarato in un video su Substack.
"È però fondamentale ricordare che questo non è il modo in cui il dipartimento di Giustizia dovrebbe operare". Solo qualche mese fa, a settembre, era stato accusato di aver mentito al Congresso durante un'audizione nel settembre del 2020 sul Russiagate. A novembre il caso era stato archiviato dalla procuratrice di Manhattan Letitia James, che Trump considera un'acerrima avversaria dopo che lo ha incriminato per frode fiscale a New York.
Un mese dopo l'ex capo dell'Fbi, è stata proprio lei a finire nel mirino del dipartimento di Giustizia per presunte frodi bancarie e false dichiarazioni legate all'acquisto di una proprietà in Virginia. Lo stesso mese è stato incriminato per la gestione di documenti classificati anche James Bolton, l'ex consigliere per la sicurezza nazionale del tycoon diventato uno dei suoi critici più duri.




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