L’amministrazione guidata da Donald Trump è l’espressione più avanzata di un nuovo “cesarismo” americano, in cui il presidente concentra il potere aggirando il normale processo legislativo e governando tramite ordini esecutivi, decreti d’emergenza e decisioni unilaterali.......

 Sintesi dell’articolo di Gregg Nunziata per “The Atlantic”

 

DONALD TRUMP IN VERSIONE NERONE

L’amministrazione guidata da Donald Trump è l’espressione più avanzata di un nuovo “cesarismo” americano, in cui il presidente concentra il potere aggirando il normale processo legislativo e governando tramite ordini esecutivi, decreti d’emergenza e decisioni unilaterali.

 

Il Congresso appare sempre più marginalizzato e i tribunali riluttanti a intervenire, lasciando spazio a un esecutivo sempre più svincolato dai controlli istituzionali e capace di premiare alleati e colpire avversari, oltre a utilizzare la politica estera e militare in modo discrezionale.

 

DONALD TRUMP

Come scrive Gregg Nunziata su “The Atlantic”, i sostenitori più convinti di Trump giustificano questo approccio sostenendo che il presidente incarni direttamente la volontà popolare, mentre i giudici vengono criticati perché non eletti.

 

Tuttavia, questa visione entra in contrasto con il principio fondante della Costituzione americana, basato sulla separazione dei poteri come garanzia di libertà. La concentrazione del potere nell’esecutivo produce anche instabilità politica ed economica, dato che le decisioni prese senza il Congresso possono essere facilmente rovesciate dalle amministrazioni successive.

 

MEME SULLA SCONFITTA DI DONALD TRUMP 24

Il fenomeno non è un fulmine a ciel sereno, ma il risultato di un’evoluzione durata decenni. In particolare, una parte del movimento conservatore, inizialmente diffidente verso un esecutivo forte, avrebbe progressivamente spostato la propria attenzione contro l’attivismo giudiziario, finendo per trascurare l’espansione del potere presidenziale.

 

Nel tempo, questa posizione si è trasformata in una prassi che attribuisce al presidente ampi margini d’azione, soprattutto in ambito di sicurezza nazionale e gestione dell’esecutivo, rafforzata anche dalla diffusione della cosiddetta “teoria dell’esecutivo unitario”.

 

Parallelamente, anche il Congresso avrebbe contribuito a indebolire sé stesso attraverso riforme interne, riducendo la propria capacità di controllo. I tribunali, dal canto loro, hanno spesso adottato un atteggiamento deferente verso l’esecutivo, specialmente in materia di politica estera e sicurezza, arrivando in alcuni casi a riconoscere ampie immunità al presidente, come nella decisione del 2024 su Trump.

 

DONALD TRUMP IN VERSIONE NERONE BRUCIA MILIARDI DI DOLLARI - IMMAGINE CREATA CON CHATGPT

Nonostante alcuni segnali recenti di maggiore attenzione ai limiti del potere esecutivo, l’articolo sottolinea come sia necessario un cambiamento più profondo. Tra le possibili soluzioni vengono indicate una maggiore vigilanza dei tribunali, il rafforzamento del ruolo del Congresso e l’introduzione di riforme legislative e istituzionali per limitare i poteri presidenziali, inclusi quelli emergenziali e il potere di grazia.

 

La tesi centrale è che, per preservare l’equilibrio costituzionale e la libertà, sia indispensabile ristabilire un sistema di pesi e contrappesi efficace. In questo quadro, viene attribuita ai conservatori una responsabilità particolare nel contribuire a invertire la tendenza che ha portato all’attuale squilibrio di poteri.

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