La presidenza Trump perde pezzi. L'ultimo in ordine di tempo è il Segretario alla Marina, John Phelan, licenziato in tronco da Pete Hegseth, nel bel mezzo di una guerra che vede sempre più fortemente impegnata la Us Navy, con due portaerei nel Golfo, il blocco iraniano nello Stretto, il controblocco navale americano dell'Iran.......

 Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “La Stampa”

 

PETE HEGSETH JOHN PHELAN

La presidenza Trump perde pezzi. L'ultimo in ordine di tempo è il Segretario alla Marina, John Phelan, licenziato in tronco da Pete Hegseth, nel bel mezzo di una guerra che vede sempre più fortemente impegnata la Us Navy, con due portaerei nel Golfo, il blocco iraniano nello Stretto, il controblocco navale americano dell'Iran.

 

[…]  nella seconda amministrazione Trump la competenza è un optional. Conta solo la fedeltà. Che doveva compensare l'incompetenza – che non fa difetto – con la continuità e la coesione.

 

STEFANO STEFANINI

Garantendo che, a differenza della prima amministrazione in cui le eccellenze, i Jim Mattis, Rex Tillerson, John Bolton, se ne andavano per aver pensato con la propria testa ed esperienza quand'anche diversamente dal presidente, tutti si mettano ordinatamente in riga ad eseguirne politiche ed ordini. Ma neppure questo basta.

 

[…]

 

Sulla guerra all'Iran Donald Trump ha fretta, gli iraniani no e Hormuz rimane chiuso. Qualcosa cederà, prima o poi, speriamo prima perché i danni si cumulano, a Teheran o a Washington, o su entrambi i versanti se e quando andrà a buon fine l'attivismo dei bravi mediatori pakistani. Malgrado la strapotenza militare Washington è il negoziatore più debole perché il presidente ha un disperato bisogno di chiudere al più presto la partita.

 

PETE HEGSETH E DONALD TRUMP - GUERRA ALL IRAN

Dopo ormai due mesi si è trasformata da una guerra per liberare l'Iran dal barbaro giogo teocratico – obiettivo dimenticato – a una coercizione militare con dichiarati scopi strategici – programma nucleare, uranio arricchito, missili balistici, di Teheran - a un braccio di ferro per la riapertura dello Stretto.

 

Alla fine, gli iraniani lo molleranno, bisogna vedere a che prezzo, quanto spunteranno in contropartite economiche di alleggerimento delle sanzioni, quanto gli americani otterranno su nucleare e capacità missilistiche. Ma non ci siamo ancora. Trump ha persino smesso di dare ultimatum che poi revoca […]

 

La diplomazia dilatoria di Teheran scherza col fuoco. Forse quello che vuole il partito della guerra, identificato nei pasdaran guidati dal generale di brigata Ahmad Vahidi, macellaio delle piazze iraniane. Conosciamo troppo poco delle dinamiche interne alle dirigenze iraniane, teocratica e militare.

 

DONALD TRUMP PRENDE LA MIRA CON UN FUCILE IMMAGINARIO

Fanno apparire la vecchia cremlinologia sovietica un gioco da ragazzi. Lasciando l'interpretazione ad esperti, vediamo una Teheran che pur tartassata tiene in scacco diplomatico gli Usa. Non sapendo più che pesci prendere nelle acque del Golfo, Donald Trump si è messo in caccia delle mine.

 

Come tanti altri suoi annunci, la minaccia di aprire il fuoco su chi le posa lascia il tempo che trova. Sono già state disseminate. La stima dello stesso Pentagono è che occorrano circa 6 mesi a farne piazza pulita. Col probabile e opportuno aiuto degli ingrati europei, fra cui l'Italia, come confermato ieri dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Non per fare un piacere a Donald ma nell'interesse nostro e della comunità internazionale, Usa compresi.

 

TUCKER CARLSON DONALD TRUMP

Donald Trump sta già subendo su più fronti interni le conseguenze della vicenda iraniana. Può pretendere di sorvolare sul calo di popolarità, tasso di approvazione al 39% contro disapprovazione al 58%, e sulle crepe nella base Maga, dove crescono le voci dissidenti, a cominciare dal camaleontico ma trascinante Tucker Carlson, "tormentato" dall'appoggio dato a Trump.

 

Mancano ancora sei mesi alle elezioni di medio termine. Può sperare di risalire, pur difficile se la benzina non scende presto sotto i quattro dollari a gallone. Altri due fronti gli si aprono immediatamente: col Congresso e all'interno della stessa amministrazione.

 

PETE HEGSETH DONALD TRUMP 2

Le maggioranze repubblicane in Congresso sono state finora supinamente passive, respingendo i tentativi democratici di mettere ai voti l'autorizzazione alla guerra ai sensi dell'War Powers Act del 1973.

 

Che però prevede che tale autorizzazione sia tassativamente richiesta entro 60 giorni che scadono il primo maggio. Se non riesce a chiudere la guerra prima – altro motivo di fretta – Donald può concedersi una proroga di 30 giorni o affrontare le incognite del voto.

 

L'amministrazione, pur con componenti intatte [...] ha perso in rapida successione la teatrale Kristi Noem (Homeland Security), Pam Bondi (Attorney General), Lori Michelle Chavez-DeRemer (Lavoro), più altre figure appena sub vertice come il capo del Border's Patrol Gregory Bovino, colpevole di essere più realista del re nelle deportazioni di immigrati illegali.

 

DONALD TRUMP KASH PATEL

Kash Patel, direttore dell'Fbi, sta facendo causa all'Atlantic per danni reputazionali; chiede 250 milioni di dollari. La nomina di Kevin Warsh alla Fed è nelle pastoie del Senato col rischio, per Trump, di vedersi di fatto prorogato il detestato Jerome Powell oltre maggio.

 

Fra 1600 Pennsylvania Avenue e Mar-a-Lago la barca va ma l'equipaggio si assottiglia e il grande timoniere resta sempre più da solo. Si consola con l'Arco di Trionfo e altri monumenti. Lì un nome basta: il suo.

KASH PATELJOHN PHELAN


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