Il greggio di qualità Brent ha toccato i 120 dollari il barile, il texano i 106. Il costo del gas, che pure resta lontanissimo dai livelli del 2022, è balzato di quasi il nove per cento a 47,5 euro a megawattora.....
Estratto dell’articolo di Alessandro Barbera per “La Stampa”
Per comprendere la sproporzione fra le conseguenze della crisi di Hormuz al di qua e al di là dell'Atlantico, basta mettere in fila un po' di fatti. Il prezzo del petrolio ieri ha raggiunto i massimi degli ultimi dieci anni, prezzi che non si vedevano dallo scoppio della guerra in Ucraina.
Il greggio di qualità Brent ha toccato i 120 dollari il barile, il texano i 106. Il costo del gas, che pure resta lontanissimo dai livelli del 2022, è balzato di quasi il nove per cento a 47,5 euro a megawattora.
STRETTO DI HORMUZ - PETROLIERE
[…] In poche ore la buona notizia dell'uscita degli Emirati Arabi dal cartello petrolifero dell'Opec è finita in fondo alle valutazioni degli analisti. E così ai piani alti delle compagnie energetiche si sfregano le mani, e i consumatori soffrono.
Se in Italia oggi dobbiamo pagare due euro per un litro di gasolio e quasi 1,8 per uno di benzina, in Europa l'aumento è stato in media del 15% per la benzina e del 26% per il diesel. L'automobilista americano deve sborsare quattro dollari a gallone: molto meno che in Europa, in ogni caso livelli che non si vedevano nemmeno laggiù dal 2022.
Ancora più marcati gli aumenti del carburante per aerei: secondo le rilevazioni di Reuters, il prezzo è salito dell'84% da fine febbraio. E' salito fino al 40% il costo del bitume nei Paesi che dipendono dalle forniture del Golfo.
DONALD TRUMP - CRISI ENERGETICA E PETROLIO - ILLUSTRAZIONE DI ANDREA CALOGERO
L'aumento di petrolio e carburanti ha conseguenze su tutta la catena dei consumi: in Europa l'inflazione è già un punto percentuale sopra le stime di tre mesi fa, e i prezzi di alcuni prodotti sono schizzati. L'ultimo caso in Italia è la rilevazione sugli ortaggi da serra, cresciuti ad aprile del trenta per cento rispetto al mese precedente.
Dallo Stretto di Hormuz passa anche un terzo dei fertilizzanti usati in agricoltura, zolfo e derivati dell'ammoniaca. Il prezzo dell'urea agricola è cresciuto del 45% sul mercato italiano. Finché quel budello resta conteso fra americani e iraniani, anche quei prezzi non faranno che salire.
[…]
La risposta europea alla crisi spiega bene la sproporzione fra le due sponde dell'Atlantico. Ieri Ursula von der Leyen, presidente di una Unione incompiuta di ventisette Paesi e per nulla autonoma dai combustibili fossili, ha spiegato davanti ai parlamentari europei che «le conseguenze del conflitto si potrebbero far sentire per mesi o addirittura anni» e, dunque, «occorre uno sforzo comune per la sicurezza e la decarbonizzazione dell'economia».
Ha ricordato che l'ultima crisi - quella del 2022 - ci è costata 350 miliardi di euro, solo un quarto dei quali destinati ai vulnerabili. L'Unione ha legittimamente deciso di fare a meno di petrolio e gas russo, ma ciò non fa che aumentare la dipendenza da altri Paesi produttori. Von der Leyen non può fare nulla che somigli a una riunione come quella di Trump.
Può solo provare a spingere l'Unione verso le uniche soluzioni possibili: diversificare le fonti e ricorrere in maniera massiccia alle rinnovabili.
L'esempio virtuoso per Von der Leyen è quello svedese: «Quando il prezzo del gas aumenta di un euro per megawatt l'ora, la bolletta elettrica sale di soli quattro centesimi, perché quasi tutta l'elettricità svedese proviene da rinnovabili e nucleari». Sembra un esempio fatto apposta per l'Italia, il cui mix energetico - nonostante l'aumento della quota da sole e vento - resta per un terzo dipendente dall'import di gas.
Basti dire che il costo medio dell'elettricità sulla Borsa italiana l'anno scorso è stato di circa 110 euro al megawattora contro i 90 della Germania e i 60 euro di Francia e Spagna.
Al netto degli auspici di Von der Leyen, il problema per l'Ue è gigantesco, e riguarda anzitutto noi italiani, che possiamo solo importare più gas e petrolio dai Paesi alternativi a quelli del Golfo.
[…] Il ministro del Tesoro, Giancarlo Giorgetti, che in passato sulle tasse straordinarie ha sbattuto il muso sui ricorsi, ha chiesto insieme a Germania, Spagna, Portogallo e Austria di introdurre un meccanismo comune di tassazione.
Fin qui la risposta della Commissione di Bruxelles è stata picche: mettere d'accordo ventisette Paesi è troppo complicato. E così, mentre Trump fa e disfa gli equilibri mondiali ma ha il potere di mettere una pezza ai suoi errori, l'Europa paga solo gli errori.




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