Il fermo arriva nella notte, dopo una perquisizione e la scoperta di un arsenale: coltelli, fucili, pistole, munizioni e armi ad aria compressa. Eitan Bondì, 21 anni, vicino alla comunità ebraica di Roma, viene fermato nella sua cameretta adornata con bandiere israeliane e accompagnato in questura. ....
Andrea Ossino per repubblica.it - Estratti
Il fermo arriva nella notte, dopo una perquisizione e la scoperta di un arsenale: coltelli, fucili, pistole, munizioni e armi ad aria compressa. Eitan Bondì, 21 anni, vicino alla comunità ebraica di Roma, viene fermato nella sua cameretta adornata con bandiere israeliane e accompagnato in questura. Millanta di far parte della “Brigata ebraica” e ammette di aver sparato una raffica di piombini con una pistola da softair contro due persone che indossavano un fazzoletto dell’Anpi: «Ma non volevo uccidere nessuno».
Sono i fatti avvenuti il 25 aprile ai margini del parco Schuster, dove migliaia di persone festeggiavano la Liberazione. Dopo tre giorni è stato rintracciato e ieri la procura ha chiesto la convalida dell’arresto. Ora il ragazzo è nel carcere di Regina Coeli, in attesa di essere interrogato dal giudice. L’accusa è pesante: detenzione di armi e tentato omicidio.
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Il procuratore Francesco Lo Voi e la pm Lucia Lotti stanno analizzando anche altri fatti, eventuali collegamenti, possibili tracce lasciate nel cellulare sequestrato al ventunenne. Dal 7 ottobre, infatti, la cronaca racconta di eventi non trascurabili, come lo strappo di manifesti pro-Palestina fuori dal centro sociale La Strada, l’attacco all’aula autogestita nell’Università Roma Tre e lo sfregio al murale dedicato a Handala, il personaggio a fumetti simbolo della sofferenza del popolo palestinese e dell’infanzia negata. Occorre capire se Eitan Bondì abbia avuto a che fare con queste azioni, se sia legato a un gruppo radicalizzato.
Il racconto
Lui, agente immobiliare che trascorre il fine settimana lavorando come rider, ha un precedente per una modesta truffa assicurativa, nessun crimine violento. Sostiene di appartenere alla Brigata ebraica. Un’affermazione smentita dai diretti interessati. Dicono di non conoscerlo. Non è dei loro. Non lo è mai stato. Anzi, a Roma non c’è nessun esponente ufficiale della Brigata, che trova il suo perimetro a Milano. Il direttore del museo, Davide Riccardo Romano, è netto: «La Brigata ebraica ha combattuto per la libertà e la dignità umana. Strumentalizzarne il nome per giustificare o coprire comportamenti violenti è un oltraggio». La comunità ebraica di Roma prende le distanze. Il presidente Victor Fadlun condanna, parla di sgomento e rifiuto di ogni violenza.

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