I voli statunitensi partiti dalle basi in Italia per l’operazione Epic Fury in Iran sono stati 518 da febbraio, confermando l’informazione data dal Segretario generale della Nato, Mark Rutte, che ha fatto infuriare il governo di Giorgia Meloni. Il numero è stato certificato ieri in Parlamento dal ministro della Difesa, Guido Crosetto...........

 

MARK RUTTE E DONALD TRUMP


Estratto dell’articolo di Giacomo Salvini per “il Fatto quotidiano”

 

I voli statunitensi partiti dalle basi in Italia per l’operazione Epic Fury in Iran sono stati 518 da febbraio, confermando l’informazione data dal Segretario generale della Nato, Mark Rutte, che ha fatto infuriare il governo di Giorgia Meloni. Il numero è stato certificato ieri in Parlamento dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, rispondendo a due interrogazioni di Angelo Bonelli e Galeazzo Bignami sul tema dell’utilizzo delle basi americane in Italia per la guerra in Medio Oriente.

 

MARK RUTTE CON GUIDO CROSETTO

Nonostante i numeri siano quelli detti da Rutte, Crosetto ha spiegato che il governo non ha niente di cui “vergognarsi”, confermando che le basi sono state concesse nel rispetto dei trattati senza attività cinetiche, cioè attacchi diretti sul territorio iraniano. “E sono pronto a informare il Parlamento, attraverso il Copasir, anche domattina”, ha aggiunto il ministro della Difesa.

 

A ogni modo Crosetto ha spiegato anche che l’Italia ha negato diverse volte l’utilizzo delle basi militari, provocando “un forte disappunto” della Casa Bianca. Per dimostrare che il numero dei voli sia la normalità, però, Crosetto fa anche l’elenco di quelli autorizzati dai governi precedenti: nel 2019, con Conte premier, sono stati 722, nel 2020 450, nel 2021 (Draghi) 457 e nel 2022 560: “Non c’è niente da nascondere”, conclude Crosetto. […]

 

MARK RUTTE GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Dopo il question time, la premier ha convocato i ministri Antonio Tajani, Crosetto e il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti a Palazzo Chigi per fare il punto sulle spese militari e in vista del vertice della Nato ad Ankara della prossima settimana. Questo nel giorno in cui l’ambasciatore americano alla Nato Matthew Witaker si è lamentato perché alcuni partner “sono in ritardo sull’obiettivo del 5% per la Difesa”.

 

L’Italia porterà al vertice della Nato il 2,8% in spese per la Difesa, di cui però lo 0,71% riguarda solo il tema della sicurezza. Nonostante questo la linea dell’esecutivo è quella di voler rispettare l’impegno del 5% al 2035, ricordando che in un anno si è passati da 1,6 a 2,8%. Sul tendenziale, insomma, l’impegno sarà rispettato. Il governo invece resta abbottonato sul Safe, il fondo europeo da 14,9 miliardi a cui l’Italia ha chiesto accesso l’anno scorso e ha deciso di ridimensionare nelle ultime settimane. […]

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