Nel giorno in cui l'inflazione accelera negli Stati Uniti, il Senato vota per far avanzare la nomina di Kevin Warsh, aprendo la strada alla sua conferma alla guida della Federal Reserve per sostituire Jerome Powell, il cui mandato come presidente della Banca centrale americana scade dopodomani. .....
Estratto dell’articolo di Massimo Basile per "la Repubblica"
Nel giorno in cui l'inflazione accelera negli Stati Uniti, il Senato vota per far avanzare la nomina di Kevin Warsh, aprendo la strada alla sua conferma alla guida della Federal Reserve per sostituire Jerome Powell, il cui mandato come presidente della Banca centrale americana scade dopodomani.
Le due notizie sono legate. Perché con un'inflazione salita dal 3,3% di marzo al 3,8 di aprile – oltre le stime – gli Usa raggiungono il livello più alto dal maggio 2023 e Warsh si troverà sul tavolo la questione scottante del taglio del costo del denaro.
Il presidente Donald Trump ha fatto la guerra a Powell, che si era sempre rifiutato di abbassare i tassi come chiedeva la Casa Bianca. Warsh, 55 anni, è stato governatore della Fed dal 2006 al 2011 e durante il suo incarico era considerato un "falco", cioè favorevole a politiche monetarie rigorose contro l'aumento dei prezzi.
Trump adesso gli ha chiesto di mettere mano ai tassi. La nomina di Warsh era stata di recente congelata dal senatore repubblicano Thom Tillis, che aveva posto come condizione per il via libera l'archiviazione dell'inchiesta del dipartimento di Giustizia nei confronti di Powell, accusato di aver gonfiato i costi della ristrutturazione del quartier generale della Fed. Ottenuta l'archiviazione, il Senato ha chiuso il dibattito e approvato la nomina con 49 voti favorevoli e 44 contrari.
DONALD TRUMP AL WORLD ECONOMIC FORUM DI DAVOS 2026 FOTO LAPRESSE 13
Alla maggioranza si sono uniti due democratici, uno dei quali è John Fetterman, della Pennsylvania, contestato dai suoi elettori e corteggiato da Trump. Il resto dei democratici è critico nei confronti di Warsh, sospettato di non essere indipendente.
[…] Cosa succederà adesso? L'economia americana è in sofferenza: i prezzi al consumo sono aumentati a ritmo sostenuto per il secondo anno consecutivo. La guerra con l'Iran ha fatto salire il petrolio, con un effetto immediato registrato da milioni di americani, che hanno visto aumentare del 50% – dal 28 febbraio, giorno dell'inizio del conflitto – il costo di benzina e diesel. L'aumento dei prezzi energetici ha toccato molti aspetti della vita quotidiana. I biglietti per i voli sono aumentati anche più del 20% e la situazione appare destinata a restare immutata per mesi.
Wall Street chiude mista (Dj +0,11%, Nasdaq -0,7%). I mercati finanziari prevedono che, a questo punto, la Fed manterrà i tassi invariati fino al 2027. Proprio quello che Trump non vuole. Tanto che minimizza il balzo dell'inflazione («è temporaneo») e promuove le sue politiche («funzionano») prima di imbarcarsi per la Cina



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