Sergey Shoigu, ad esempio. Non se ne parlava da un paio d’anni, da quando con una manovra discreta era stato destituito da ministro della Difesa, e quindi dalla guida della guerra in Ucraina. A sostegno della tesi che fosse una rimozione salvifica, per non finire nel gorgo dello scandalo per le tangenti sulle forniture militari, c’era un corredo di foto che non lasciava dubbi sulla sua amicizia con Vladimir Putin.......
Marco Imarisio per corriere.it - Estratti
(...) Sergey Shoigu, ad esempio. Non se ne parlava da un paio d’anni, da quando con una manovra discreta era stato destituito da ministro della Difesa, e quindi dalla guida della guerra in Ucraina.
A sostegno della tesi che fosse una rimozione salvifica, per non finire nel gorgo dello scandalo per le tangenti sulle forniture militari, c’era un corredo di foto che non lasciava dubbi sulla sua amicizia con Vladimir Putin.
Insieme a petto nudo nell’estate del 2017 durante una battuta di pesca e caccia ad alta gradazione alcolica, e poi lo stesso presidente che fa da testimone al matrimonio della sua primogenita Xenia. Tutti indizi che portavano gli esperti a considerarlo uno dei pochi membri del clan al potere non proveniente da San Pietroburgo.
Nella Russia paranoica di oggi i legami personali contano poco. Ma la notizia propagata da un non meglio precisato servizio di intelligence europeo riguardante un progetto di golpe effettuato dai militari e guidato dall’ex ministro ha destato qualche perplessità. Shoigu ha senz’altro vissuto più vite.
A 71 anni, è il più longevo membro del governo russo. È nato nella regione autonoma di Tuva, Siberia estrema, anche se ha passato infanzia e adolescenza in Ucraina, patria della madre. Secondo la figlia segue la tradizione paterna dello sciamanesimo, tipica di quei luoghi remoti. E in tempo di nazionalismo spinto, questo gli ha creato più di un problema. Al punto che nel 2023, mentre Evghenj Prigozhin lo minacciava ogni giorno, lui si dovette sottoporre a un nuovo battesimo ortodosso per fugare ogni dubbio.
TIMUR IVANOV VLADIMIR PUTIN SERGEI SHOIGU
Dal 1991 al 2012 è stato ministro delle Situazioni di emergenza, la nostra Protezione civile. Prima sostenitore di Boris Eltsin, poi tra i fondatori di Russia Unita, il partito di Putin. Si guadagna l’affetto dei russi recandosi sempre di persona nei luoghi dei grandi disastri naturali e degli attentati. Anche per questo, il presidente lo mette a capo della Difesa, dove sostituisce Anatolij Serdiukov, anche lui saltato dopo scandali di corruzione.
A partire dal 2013 domina per un decennio la classifica dei ministri più popolari del governo. Porta al ministero alcuni suoi dirigenti della Protezione civile: il suo clan personale, come tutti potenti in Russia. La marcia su Mosca di Prigozhin e della Brigata Wagner lo indebolisce. (...)
Ma è un esilio niente male. Segretario del Consiglio di sicurezza, uno degli organi più importanti della nomenclatura russa. Putin ha affidato a sua figlia Xenia la gestione di un Fondo da otto miliardi di euro per l’estrazione delle terre rare. A lui rimangono anche le chiavi della Società geografica russa, considerata un salvadanaio del presidente. Shoigu è un civile, e quasi mai si è visto un colpo di Stato eseguito dai militari per conto di un estraneo. Inoltre, le purghe seguite allo scandalo tangenti hanno completamente distrutto la sua cerchia.
Tutto è possibile, nella Russia di oggi, dove il malcontento della classe dirigente per una guerra che si trascina può creare instabilità. Ma è difficile che lo Shoigu depotenziato di oggi abbia l’autorità per convincere i massimi comandi a seguirlo su una strada pericolosa. Perché la fine che ha fatto il ribelle Prigozhin, misteriosamente perito in un incidente aereo con i suoi fedelissimi nell’agosto del 2023, se la ricordano ancora tutti.


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