C'è qualcosa che però sta già accadendo: in questo stallo, gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato la loro uscita dal cartello dell'Opec. Con quale obiettivo, proprio ora che il loro export è limitato dalla guerra nel Golfo?........
Da “Whatever it takes”, la newsletter di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”
[…] C'è qualcosa che però sta già accadendo: in questo stallo, gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato la loro uscita dal cartello dell'Opec. Con quale obiettivo, proprio ora che il loro export è limitato dalla guerra nel Golfo?
Salvatore Carollo, l'ex capo del trading dell'Eni, ha una lettura: al governo di Abu Dhabi interessa soprattutto avere mani più libere per affermare le varietà di greggio del Golfo - il Dubai, il Murban e l'Oman - come riferimenti per il prezzo internazionale. Al posto del Brent dell'Atlantico del Nord.
Ma quest'ultimo ha il prezzo denominato in dollari - osserva Carollo - mentre le varietà mediorientali potranno fissare i prezzi dei contratti internazionali anche in yuan cinesi o rupie indiane. Così il biglietto verde perde terreno come valuta per le transazioni commerciali globali.
La stessa Arabia Saudita non appoggia, ma lascia che accada: può coglierne i frutti domani. Del resto negli Emirati Arabi Uniti è partito un dibattito pubblico anche sull'opportunità di espellere le basi militari americane.
Così, mentre continua il suo assedio, Trump impercettibilmente, piano piano, passo passo, sta gestendo la guerra (molto) peggio di Cesare 2078 anni fa: a perdere è l'America, nel suo ruolo di sola superpotenza dominante.


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